Ganesha, Guardiano della Soglia

Dopo diverso tempo di riservatezza, con la nascita di questo sito internet, il T.O.S.S.Ordine Tantrico di Shiva e Shakti – esce allo scoperto e diventa pubblico.

Le Divinità, il Fondatore dell’Ordine ed i suoi iniziati gioiscono…

Si apre una nuova fase nella divulgazione del Tantrismo e dello Sciamanesimo in Italia, e forse nell’intero mondo occidentale.

Che il Signore Ganesha benedica questo nuovo inizio!

Che il T.O.S.S. – Tantrik Order of Shiva and Shakti – nel suo patto di alleanza con le Divinità del Sanathana Dharma – possa prosperare e realizzare la propria Missione divina.

 

Chi sono le Yogini? Nel Tantra le Yogini non sono le praticanti dell’Hatha Yoga, ma un gruppo di Divinità Femminili secondarie ma importanti per il tantrika di orientamento Kaula (sopratutto in passato, quando il Tantra era praticato come si deve).
 
Noi tantrika Kaula prendiamo la conoscenza e la profondità di meditazione da Shiva, ma il potere/shakti dalla Dea. La Dea Suprema ha il volto di Durga, qualche volta di Kali o Tripura Sundari (in casi più rari di Kamakhya/Kubjika): lei è al vertice della gerarchia divina.
 
Durga/Kali/Tripura Sundari però si emana in 8 Dee Madri, chiamate Ashta Matrika, a cui ho avuto la fortuna di essere stato iniziato da un importante guru newar. Ognuna delle 8 Madri, poi, si emana in 8 forme, creando così le 64 Yogini.
 
Le Ashta Matrika in parte ma ancora di più, molto di più, le 64 Yogini sono poteri selvaggi e ancestrali. Esse rappresentano le sfaccettature del potere dell’Universo, della Natura, spesso lontane della morale o della civiltà umana.
 
Ecco come David Gordon White definisce le Yogini:
 
«1) Esse erano un gruppo di divinità femminili potenti e qualche volta marziali, con cui le “streghe” umane erano identificate nella pratica rituale; 2) il loro potere era intimamente connesso al flusso del sangue, sia le loro emissioni sessuali mestruali, sia il sangue delle proprie vittime sacrificali animali (e umane?); 3) esse erano essenziali all’iniziazione tantrica dei praticanti iniziati maschi tramite lo scambio fluidico per mezzo delle loro “bocche”; 4) possedevano il potere del volo; 5) prendevano la forma di umani, animali, uccelli e spesso alberi; 6) spesso si disponevano a circolo; 7) i loro templi erano generalmente collocali in aree isolate, su colline e generalmente erano rotondi e spesso senza il tetto; 8) non erano mai descritte come praticanti lo yoga per la semplice ragione che non era ancora stato inventato»
 
In Nepal, dove ho la maggior parte dei miei maestri umani, il culto delle 64 Yogini non è molto diffuso ma è diffusissimo quelle delle Ashta Matrika che sono le 8 Yogini principali. Le Ashta Matrika, sopratutto alcune di esse, sono pregate non solo dai tantrik (sia induisti che buddhisti) ma anche dalle streghe/stregoni per ottenere i loro poteri magici.
 
Alcune delle cose che scrive White possono essere discutibili, però danno l’idea di quanto questi Enti possano essere considerati selvaggi e pericolosi per il non-iniziato. I Poteri con cui si entra in contatto nel Tantra ad un certo livello di pratica sono poteri terribili, proprio come terribili e al contempo meravigliosi sono la Vita e la Morte stessa.
 
Il vero Kula – il vero Ordine Tantrico trascendente – è la Famiglia della Dea e delle sue emanazioni (Ashta Matrika e Yogini), che fanno da consorti a Shiva e ai Bhairava che da lui si emanano. Gli Ordini Tantrici su questa Terra, invece – come l’Ordine Tantrico di Shiva e Shakti – sono canali tramite i quali il vero Kula Eterno tenta di manifestarsi ed espandersi in questa realtà.
 

C’è una differenza sostanziale tra l’approccio essoterico (più religioso) e quello esoterico (iniziatico, e nel nostro caso tantrico) alle Divinità. In realtà, nel moderno induismo questa distinzione non è netta, considerato il ruolo che il pensiero tantrico ha avuto nel plasmarlo, però questa distinzione è senza dubbio valida a livello ideale.

Nell’approccio essoterico e religioso  la Divinità è vista come fuori di noi,  superiore e viene venerata. La distinzione tra noi e la Divinità non potrà mai essere colmata.

L’approccio esoterico ed iniziatico, nel nostro caso quello del Tantra, comprende e riconosce la validità di quello religioso, ma lo considera un punto di partenza. In esso, infatti, la Divinità viene accolta dentro di sé fino a che non c’è più alcuna distinzione tra l’essere umano e la Divinità stessa.

Con l’iniziazione, con il potere della sadhana tantrica, con la pratica dei Misteri e in particolar modo con l’Alchimia, la Divinità viene accolta dentro di Sè e nutrita sempre di più. Il nostro corpo diventa di fatto la sua casa, come dicono anche gli sciamani nepalesi. E la Divinità viene nutrita fino a che la sua presenza dentro di noi diventa talmente grande che va a fagocitare il nostro essere umano limitato.

Così si diventa una sola cosa con la Divinità, una sua «estensione» in questo mondo e poi ancor di più dopo la morte. Ovviamente si tratta di un percorso lungo ed impegnativo, e nella maggior parte dei casi ci si riesce solo in forma parziale.

ps: nella foto una immagine tibetana con la rappresentazione del “mandala interno”, ovvero di varie Divinità che vengono visualizzate dentro il corpo del tantrika

In Occidente moltissimi hanno problemi con il concetto di «Maestro». Cosa comprensibile a causa dell’individualismo e della mancanza di Tradizione (e quindi di Maestri regolarmente formati) tipici del mondo occidentale.

Data la rarità di maestri, e l’ancor più grande rarità di buoni maestri (oltre al pullulare di molti finti maestri), è quasi la norma il fatto che anche tra i seguaci più seri della spiritualità orientale è raro che questi abbiano trovato il maestro non solo valido ma anche adatto a sé (problema ulteriore, perché la validità di un maestro non è garanzia del fatto che il suo stile ed il suo insegnamento siano in armonia con ciò di cui abbiamo bisogno a livello spirituale).

Non c’è una vera soluzione a questo problema. L’unica soluzione sarà data dal tempo, che se sarà magnanimo nei prossimi decenni vedrà il formarsi di un numero maggiore di maestri occidentali tradizionali.

Non solo nel Tantra, ma più in generale in tutta la spiritualità orientale la figura del Maestro è fondamentale. Non è possibile farne a meno.

Però, ogni tradizione – in base alla propria natura ed i propri obiettivi – possiede delle caratteristiche peculiari ed anche in base a queste cambiano le caratteristiche che il maestro deve avere.

Qual è, allora, la caratteristica che dovrebbe avere il Maestro ideale di Tantra? Da cosa si può giudicare un buon maestro in questo contesto?

La caratteristica importante in realtà è solo una. Non è la sua conoscenza intellettuale: infatti, molti maestri tantrici sono ignoranti e analfabeti; quindi, non è neanche il fatto di avere una grande conoscenza rituale: pur essendo il Tantra basato sul Rito, infatti, la propria ritualità può essere molto essenziale. Non è neanche il suo comportamento: infatti, è tipico della tradizione tantrica il fatto che i maestri (anche e sopratutto i più realizzati) si comportino in maniera apparentemente bizzarra, stravagante, anticonvenzionale, egoica o addirittura immorale. Certamente è molto pericoloso avere a che fare con questo genere di maestri, e bisogna fare molta attenzione perché molti possono giustificare spiritualmente i propri vizi (è pericoloso sopratutto se questi danneggiano gli altri), ma il comportamento apparente, di per sé, non è il discrimine tra un buon maestro ed un cattivo maestro (bisognerà poi in caso valutare il tipo di risultati che questo comportamento porta).

Qual è, quindi, l’unica vera caratteristica del vero Maestro di Tantra? Ce lo dice chiaramente Abhinavagupta nel suo Tantraloka (Luce dei Tantra).

Il Maestro di Tantra deve essere in grado di indurre una «caduta di potenza» (ovvero di shakti) sul discepolo.

Il Tantra, infatti, lavora con il Potere, che prende la forma di Divinità. Lo scopo del Maestro è mettere in connessione il Potere-Divinità con il discepolo, aprire un canale tra il primo ed il secondo, ed insegnare al discepolo come armonizzarsi, giocare ed unirsi pienamente con questo Potere.

La caduta di Potere è ciò che possiede valore iniziatico.

Da ciò si capisce che la maggior parte dei pregiudizi che l’occidentale tipico ha su come dovrebbe essere un maestro non si applicano alla spiritualità orientale in generale, e al Tantra in particolare.

ps: nella immagine il 16esimo Karmapa, uno dei più grandi maestri di Tantra buddhista del secolo scorso, che tramite le cerimonie della Corona Nera faceva scendere un potere immenso sugli astanti

Namkhai Norbu Rinpoche, uno dei più grandi maestri di Buddhismo Tibetano in generale, e di Dzogchen in particolare, ha lasciato ieri notte il proprio corpo.

Personaggio molto importante anche a livello accademico, in quanto dal 1962 al 1992 è stato professore all’Università Orientale di Napoli e come studioso ha fatto ricerche molto importanti, ad esempio relativamente al regno di Zhang Zhung. Venne invitato in Italia da Giuseppe Tucci.

L’Italia è un luogo particolarmente benedetto per il fatto che un maestro di simile levatura abbia concentrato in essa la propria attività. Si può dire che l’Italia, come dimostrano personaggi come lui, sia un luogo particolarmente fertile per la divulgazione della Conoscenza Esoterica del Tantra, declinata nelle sue varie tradizioni.
 
Senza Namkhai Norbu (che in qualche modo ha anche aperto le strade agli Yungdrung Bon) lo Dzogchen in Occidente avrebbe un’altra forma e sarebbe meno conosciuto
 
Condoglianze da parte mia, del Forum Buddhismo Italia, e dell’Ordine Tantrico di Shiva e Shakti a tutta la Comunità di praticanti suoi discepoli, a cui auguro che possano continuare a ricevere la guida e la benedizione del Guru dalle Terre Pure.
Marco Scarinci,
Buddhismo Italia Forum
T.O.S.S.

Nella tua Biografia hai scritto che i tuoi maestri sciamani hanno detto che Shiva è dentro il tuo corpo. Questa è una cosa che riguarda solo te?

Assolutamente no, vorrei infatti evitare che nascano forme di culto della personalità nei miei confronti a causa di questa affermazione. In realtà è una cosa molto comune. Tutti gli esseri umani dal punto di vista sciamanico possono essere visti come delle forme vuote tramite cui passa del Potere, dei flussi di Potere. Questi flussi sono composti da Spiriti, perché si manifestano in forma personale.

Gli sciamani nepalesi dicono che le Divinità dello sciamano vivono nel suo corpo; è un modo più naif di spiegare la stessa cosa. E’ vero il fatto che la stragrande maggioranza di esseri umani non sono attraversati da poteri rivelanti del Cosmo; i più sono attraversati dai poteri degli Antenati, del proprio ambiente (con i suoi spiriti) e poco altro. Alcuni poi sono attraversati da Spiriti della Natura che possiedono un tipo particolare di potere magico (non vi siete mai accorti di come alcune persone assomiglino a Streghe, Elfi, Fate, etc? Questo perché presumibilmente dentro di loro vivono Spiriti di quel tipo).

Il fatto invece che una persona sia attraversata dal potere di una o più Divinità è una cosa eccezionale se confrontata alla situazione dell’uomo medio, ma è normale tra i praticanti spirituali o tra chi ha un destino particolare voluto dalla Divinità in questione. Io conosco molte persone (anche diversi occidentali e anche fuori dal T.O.S.S.) in cui riconosco questa cosa.

Con la pratica autentica del Tantra e dello Sciamanesimo a tutti succede che le Divinità iniziano ad abitare dentro il corpo dell’iniziato; invece se si è predestinati questo accadrà fin da giovane o dalla nascita, ma molti non se ne rendono neppure conto. Inoltre il fatto di essere attraversati dal flusso di una Divinità non implica né il fatto che questa persona sia perfetta, né che il potere che passa sia tanto.

Tutto dipende da quanto è aperto il canale. Più la persona è in grado di aprirsi a questo potere, e più il potere e la conoscenza della Divinità passa.

Quindi per riassumere: tutti gli esseri umani sono attraversati da Spiriti, non tutti da Spiriti particolarmente rilevanti come le Divinità, ma comunque quest’ultima è una cosa comune tra i praticanti spirituali senza che i più se ne accorgano (a meno che non si tratta di sciamani o di praticanti con una forte sensibilità sciamanistica, nel cui caso possono essere in grado di riconoscere l’identità dei Poteri che li attraversano).

Legata all’attrazione e alla magnetizzazione. In parte anche alla stregoneria d’amore.

E’ una Divinità presente sia nel Buddhismo che nell’Induismo.

Proviene comunque dall’Induismo, è una divinità tipicamente shivaita. Molto praticata dai praticanti del sistema shakta dello Sri Vidya, insieme a Varahi.

A livello magico può essere praticata per vari scopi, tra cui per trovare un consorte tantrico adatto, per migliorare la relazione di coppia, per trovare tanti e buoni discepoli, etc.

Possiede un Arco e delle Frecce, come il dio Kama che lei soggioga e come Cupido nella tradizione mediterranea.

E’ una Divinità a cui mi sento molto legato. O per lo meno, quando la sento ne subisco il fascino ammaliante.

Ne ricevetti l’iniziazione già diversi anni fa nel Buddhismo Tibetano e poi l’ho praticata nel contesto induista tantrico. Posso garantire che si tratta della stessa Divinità, non ci sono grosse differenze tra i due tipi di energia. Anche il mantra basilare poi è praticamente uguale.

Nel sistema tantrico del T.O.S.S. è considerata una emanazione di Kali. Infatti Thanatos (Kali) sfocia in Eros (Kurukulle), e viceversa. I Misteri di Kurukulle si imparano durante l’Opera Alchemica.

Jai Kurukulle Devi!

Lavorare davvero con il Tantra, da un certo livello in poi, è una cosa da prendere abbastanza seriamente, pur essendo anch’esso un Gioco.

Praticare il Tantra implica entrare in contatto, direzionare e addirittura integrare in sé stessi le forze ataviche e primigenie del Cosmo: le forze della Vita e della Morte, della Luce e dell’Oscurita’.

Forze terribili… Terribili e spietate come la vita e la morte stessa. Forze che non sono politically correct e che – proprio come la Natura – non hanno di per sé alcuna considerazione dell’individuo, se non per ciò che l’individuo è funzionale a quel che è sovraindividuale.

Per questo il Tantra è una via eroica. Se non si è eroi, il Tantra è un addestramento per diventarlo. Bisogna identificare i propri limiti e abbatterli senza pietà.

Chi non ha intenzione di farlo non è pronto per le pratiche tantriche superiori. Nessuna pietà verso sé stessi. Mai! Jai Mahakal! Jai Kali Mata!

Il Ban Jhankri disegnato in un Tamburo. Foto concessa da Evelyn Rysdyk

Il Ban Jhankri è la Divinità delle Foreste creata da Shiva per insegnare e preservare lo Sciamanesimo (Jhankri Vidya) su questa Terra. Ha un aspetto scimmiesco ed è considerato a volte un parente dello Yeti.

Il Ban Jhankri è il maestro degli sciamani e tramite sogni, visioni, possessioni o addirittura rapimenti fisici insegna i tantra e i mantra della Jhankri Vidya alle persone selezionate.

I casi dei rapimenti fisici sono particolarmente folclorici e ricordano molto i «rapimenti alieni» dei moderni, tanto che alcuni antropologi sospettano un identico fenomeno di fondo (si veda il libro «Haunted by the Archaic Shaman»).

Una delle mie maestre sciamane è stata rapita dal Ban Jhankri, uno dei miei maestri invece dal Suna Jhankri. Varie volte il Ban Jhankri durante le nostre sedute sciamaniche si è manifestato in visione per offrirci la sua preziosa guida e indicazioni.

Ora, il Ban Jhankri è uno Spirito alleato dell’Ordine Tantrico di Shiva e Shakti.

Introduzione allo Sciamanesimo

Il termine «sciamano» fa la sua prima apparizione alla fine del XVII secolo, quando l’arcivescovo russo ortodosso Avvakum, esiliato in Siberia, definisce così un suo oppositore religioso, alleato del diavolo anziché di Dio, di cui testimonia gli stravaganti riti caratterizzati dal movimento incontrollabile del corpo e da una forte gestualità1. All’interpretazione demonologica del fenomeno, propria dei missionari e dei sacerdoti cristiani, si è affiancata nel corso dell’Ottocento e della prima metà del Novecento una interpretazione fortemente condizionata dall’Evoluzionismo e dal Positivismo. A questa si sposavano motivazioni politiche di tipo coloniale: lo Sciamanesimo, caratteristico di culture e religioni considerate arretrate, andava sconfitto in nome della civiltà e del progresso, e questo era funzionale all’annessione di ampie zone geografiche entro i confini di un impero2. Tuttavia mancava ancora una chiara definizione di Sciamanesimo, associato indiscriminatamente ad ogni forma di magismo e di stregoneria tipico delle culture cosiddette primitive3.

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«Mentre la corrente di destra Siddhanta ha modellato la propria religione sul prototipo Vedico che è stato dominante nell’antica elite religiosa indiana (specialmente tra il 1000 aC-400 dC), la corrente di sinistra del sentiero Kaula è emersa da un egualmente antico ma più “popolare” strato della religione indiana, uno strano e affascinante mondo sciamanico e visionario caratterizzato dalla propiziazione di Dee della natura e yogini con teste di animale. Questa è un’area della religione indiana che non è ben documentata perché era per lo più illetterata, benché possiamo trovare molti segni della sua influenza nella religione letteraria.  Continua a leggere