In Occidente moltissimi hanno problemi con il concetto di «Maestro». Cosa comprensibile a causa dell’individualismo e della mancanza di Tradizione (e quindi di Maestri regolarmente formati) tipici del mondo occidentale.

Data la rarità di maestri, e l’ancor più grande rarità di buoni maestri (oltre al pullulare di molti finti maestri), è quasi la norma il fatto che anche tra i seguaci più seri della spiritualità orientale è raro che questi abbiano trovato il maestro non solo valido ma anche adatto a sé (problema ulteriore, perché la validità di un maestro non è garanzia del fatto che il suo stile ed il suo insegnamento siano in armonia con ciò di cui abbiamo bisogno a livello spirituale).

Non c’è una vera soluzione a questo problema. L’unica soluzione sarà data dal tempo, che se sarà magnanimo nei prossimi decenni vedrà il formarsi di un numero maggiore di maestri occidentali tradizionali.

Non solo nel Tantra, ma più in generale in tutta la spiritualità orientale la figura del Maestro è fondamentale. Non è possibile farne a meno.

Però, ogni tradizione – in base alla propria natura ed i propri obiettivi – possiede delle caratteristiche peculiari ed anche in base a queste cambiano le caratteristiche che il maestro deve avere.

Qual è, allora, la caratteristica che dovrebbe avere il Maestro ideale di Tantra? Da cosa si può giudicare un buon maestro in questo contesto?

La caratteristica importante in realtà è solo una. Non è la sua conoscenza intellettuale: infatti, molti maestri tantrici sono ignoranti e analfabeti; quindi, non è neanche il fatto di avere una grande conoscenza rituale: pur essendo il Tantra basato sul Rito, infatti, la propria ritualità può essere molto essenziale. Non è neanche il suo comportamento: infatti, è tipico della tradizione tantrica il fatto che i maestri (anche e sopratutto i più realizzati) si comportino in maniera apparentemente bizzarra, stravagante, anticonvenzionale, egoica o addirittura immorale. Certamente è molto pericoloso avere a che fare con questo genere di maestri, e bisogna fare molta attenzione perché molti possono giustificare spiritualmente i propri vizi (è pericoloso sopratutto se questi danneggiano gli altri), ma il comportamento apparente, di per sé, non è il discrimine tra un buon maestro ed un cattivo maestro (bisognerà poi in caso valutare il tipo di risultati che questo comportamento porta).

Qual è, quindi, l’unica vera caratteristica del vero Maestro di Tantra? Ce lo dice chiaramente Abhinavagupta nel suo Tantraloka (Luce dei Tantra).

Il Maestro di Tantra deve essere in grado di indurre una «caduta di potenza» (ovvero di shakti) sul discepolo.

Il Tantra, infatti, lavora con il Potere, che prende la forma di Divinità. Lo scopo del Maestro è mettere in connessione il Potere-Divinità con il discepolo, aprire un canale tra il primo ed il secondo, ed insegnare al discepolo come armonizzarsi, giocare ed unirsi pienamente con questo Potere.

La caduta di Potere è ciò che possiede valore iniziatico.

Da ciò si capisce che la maggior parte dei pregiudizi che l’occidentale tipico ha su come dovrebbe essere un maestro non si applicano alla spiritualità orientale in generale, e al Tantra in particolare.

ps: nella immagine il 16esimo Karmapa, uno dei più grandi maestri di Tantra buddhista del secolo scorso, che tramite le cerimonie della Corona Nera faceva scendere un potere immenso sugli astanti

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